Maurizio Murelli

Dopo aver percorso fino in fondo la “via del guerriero”, Maurizio Murelli ha scelto la strada del “Sommo Suggeritore”.

Maurizio Murelli sull’omicidio dell’agente di polizia ventiduenne Antonio Marino

Murelli alla presentazione del libro di Alexander Dugin

Dal minuto 15:05 in poi Murelli si dilunga in un ringraziamento il suo “carissimo amico” Gianluca Savoini:

Dal neofascismo al postnazismo

 

Tratto dal capitolo intitolato “Nei cieli della Padania  e dell’Ucraina” de I demoni di Salvini

La migliore ricostruzione dell’attività editoriale di Maurizio Murelli la offre lui stesso in un’intervista data a Radio Bandiera Nera, l’emittente di CasaPound, il partito dei sedicenti «fascisti del terzo millennio». La conduttrice della trasmissione presenta la casa editrice di Murelli, Orion Libri, dicendo che «è punto di riferimento delle forze antagoniste dell’alta finanza internazionale, [… avendo] orientato con la propria rivista e i propri libri tutti coloro che si sono ribellati al dominio culturale, politico ed economico dei vincitori della Seconda guerra mondiale e dei loro lacchè nostrani». […]

Murelli parla anche dell’avventura dannunziana di Fiume usando il termine «fiumanesimo», che presenta come uno di quei «giacimenti sotterranei» alla base dell’ideologia e dello spirito del fascismo della prima ora, quello che piace a lui e vuole far rivivere […]

Con l’audience amica di Radio Bandiera Nera, Murelli non esita a scoprirsi, spiegando che il «fiumanesimo» rimane a suo giudizio uno dei perni ideologici attorno ai quali far ripartire un’azione di lotta politica. Lo presenta infatti come antesignano del movimento antimondialista, per via della sua lotta allo «strapotere e all’arroganza della Società delle nazioni», l’organo intergovernativo precursore dell’Onu.

«Lì c’è tutto quanto può essere ancora oggi di attualità. È quel fascismo solare, allegro, squadristico nel senso vitale del termine» spiega con enfasi. «Credo che lì i giovani possano trovare quella dimensione che può dare piena soddisfazione e suggerimento per una nuova elaborazione.»

Quando la conduttrice lo spinge a parlare del suo ruolo nella lotta politica, inizialmente la prende alla larga: «Noi usiamo impropriamente il termine “fare politica”. Ci sono persone che sono impegnate per il mutamento, mentre fare politica significa avere la capacità – o la possibilità – di amministrare lo Stato, o la polis. In realtà noi siamo militanti impegnati per il mutamento».

Nel clima gioviale e rilassato di quell’intervista, Murelli non resiste alla tentazione di essere più specifico: «Credo sia opportuno che quelli della mia età si mettano nelle retrovie e si occupino della logistica, mandando avanti i giovani. Noi mettiamo a disposizione il munizionamento. Fabbrichiamo munizioni. Che poi le usino come meglio credono».

Di «munizioni» Murelli è senza dubbio un esperto. Nell’intervista radiofonica si riferisce a quelle di natura intellettuale, ma nella sua vita di «guerriero» ha maneggiato anche munizioni di genere militare. Mi riferisco al suo ruolo nel cosiddetto «giovedì nero di Milano», giorno in cui una bomba a mano uccise l’agente di polizia Antonio Marino. Non è, ovviamente, un tema di cui ama parlare. Ma se si vuole conoscere Murelli non lo si può ignorare.

È il 12 aprile 1973 e il teatro è quello di Milano. Da ore nella zona tra Porta Monforte e Porta Venezia centinaia di giovani neofascisti si scontrano con reparti della Celere. Bulloni, sassi, biglie d’acciaio e bottiglie molotov contro lacrimogeni e manganelli.

In via Bellotti infuria la guerriglia urbana. I suoni degli spari dei candelotti lanciati dalla polizia, il fumo irritante che acceca e prende alla gola, le urla dei dimostranti. Poi, un boato. Due poliziotti vengono travolti e gettati a terra. Uno si rialza. L’altro, Antonio Marino, no. Viene immediatamente circondato dai colleghi del Terzo Reparto Celere. Non si muove. Ha il petto squarciato e nel giro di pochi secondi si forma una pozza di sangue. Si capisce subito che non c’è niente da fare per quel giovane ventiduenne originario di Caserta. A ucciderlo è una bomba a mano di tipo Srcm lanciata da Vittorio Loi, giovane neofascista figlio del pugile Duilio Loi. Gliel’ha data Murelli, che ne ha altre due. Una l’ha lanciata lui stesso poco prima in piazza del Tricolore. «Per creare panico» scriverà il giudice.

Della sua responsabilità in quell’omicidio Murelli non si è mai dichiarato pentito: «Io non credo di aver fatto nulla di sbagliato».