Gianluca Savoini

È l’agente postnazista la cui copertura è rimasta più segreta, quello che si è incuneato nei gangli vitali del movimento raggiungendo il massimo potere di influenza nel modo più efficace: senza farsi notare.

Savoini al convegno del partito di estrema destra tedesco AfD

Al minuto 15:26 ci spiega perchè sta con la chiesa ortodossa russa contro “le rivoluzioni illuministe, individualiste, laiche e atee”. E perché lui e matteo Salvini si sentono sentiamo “più a casa a Mosca che in certe capitali dell’attuale Unione Europea”.

Il lupo compositore

Tratto dall’omonimo capitolo de I demoni di Salvini

E ora di presentare il terzo infiltrato postnazista nella Lega, dopo Alberto Sciandra e Mario Borghezio. L’agente postnazista la cui copertura è rimasta più segreta, quello che si è incuneato nei gangli vitali del movimento raggiungendo il massimo potere di influenza nel modo più efficace: senza farsi notare. Mi riferisco all’ispiratore occulto della prima svolta postnazista della Lega nell’era di Bossi e al manovratore della seconda, ancora più drammatica, nell’era di Salvini, di cui è diventato «uno dei fedelissimi» (classificazione dello stesso ministro).

Il suo nome è Gianluca Savoini, fa il giornalista e da decenni è in contatto con Maurizio Murelli. In queste pagine ne farò il ritratto personale e politico, ma perché i suoi tratti possano essere soppesati nel giusto modo è bene prima conoscere il suo modus operandi. La migliore rappresentazione l’ho trovata nel motto di un blogger che si firma con lo pseudonimo di Der Wehrwolf: «Sarà qualcun altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica».

Come Savoini anche Der Wehrwolf – traducibile in «armata del lupo» – è un postnazista[…]

Il dubbio che dietro allo pseudonimo di Der Wehrwolf si potesse nascondere proprio lui, devo ammettere di averlo avuto. Ma mi sbagliavo. Una perizia delle tracce dei metadati lasciate dai suoi post, commissionata a esperti internazionali, ha piuttosto fatto emergere un individuo che ha collegamenti con il rappresentante di un’associazione etnonazionalista völkisch. Una figura però in sintonia con Savoini. Al punto non solo da postare moltissimi suoi articoli, ma anche da perorare in più di un’occasione e in anni diversi la causa della sua nomina a direttore de «la Padania» […]

In un video di un dibattito organizzato da Maurizio Murelli il 28 giugno 2018 a Milano in occasione della presentazione dell’ultimo libro di Aleksandr Dugin Putin contro Putin. Davanti a qualche centinaio di persone, c’è un pannello di relatori che include Dugin, Diego Fusaro, il filosofo più apprezzato dall’area postnazista, e Adriano Scianca, direttore de «Il Primato Nazionale», la rivista cartacea e online di CasaPound. Prima di dare spazio ai relatori, Murelli spiega al pubblico di avere «la necessità – e il dovere anche – di dare la parola a un carissimo amico, il presidente dell’Associazione Lombardia Russia, Gianluca Savoini, con cui condividiamo il nostro modo di interpretare e di leggere le cose ormai direi da trent’anni». Facendo i calcoli […] la conoscenza con il gruppo di Murelli risale alla seconda metà degli anni Ottanta, proprio il periodo in cui venne messo a punto il piano di contaminazione e infiltrazione postnazista della Lega.

Quando chiedo a Murelli come abbia conosciuto Savoini, lui minimizza: «Gianluca era uno dei tanti ragazzi, una delle tante persone che ho trovato nel mio percorso. […] Nei vari circoli, nelle varie situazioni ho avuto modo di conoscerlo e avere rapporti con lui. L’ambiente era talmente ristretto, non è che fossimo milioni».

Savoini contesta addirittura la correttezza del termine «amico» usato da Murelli in occasione della presentazione del libro di Dugin: «Amici… vabbe’… non è che io sia un suo intimo… non è che ci vediamo a cena tutte le settimane. Capita… in queste occasioni».